{"id":1251,"date":"2020-12-25T11:41:16","date_gmt":"2020-12-25T10:41:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/?p=1251"},"modified":"2020-12-25T21:50:21","modified_gmt":"2020-12-25T20:50:21","slug":"menu-dei-siculi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/2020\/12\/25\/menu-dei-siculi\/","title":{"rendered":"Men\u00f9 dei Siculi"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1251?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><\/div><p><a href=\"https:\/\/saporiesaperidisicilia.it\/menu-dei-siculi-2000-ac-550-ac\/\"><strong>di Vincenzo Raneri<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Esistono quattro ipotesi circa l\u2019origine dei Siculi:<\/p>\n<p><strong>1\u00b0) Origini Centro Italiche<\/strong><br \/>\n<strong>2\u00b0) Origini Liguri<\/strong><br \/>\n<strong>3\u00b0) Origini Liguri-Siculi di Siculo ad Alba Longa<\/strong><br \/>\n<strong>4\u00b0) Origini mediorientali<\/strong><\/p>\n<p><strong>La prima ipotesi <\/strong>\u00e8 dovuta sostanzialmente al seguente frasi di Antioco Senofaneo<strong> \u00ab<\/strong><em>La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri<\/em><strong>\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Localit\u00e0 come Antemnae(oggi inesistente), Fescennium (oggi inesistente), Falerii (oggi Civita Castellana), Pisa, Saturnia, ecc. sarebbero state in origine occupate dai Siculi, mentre un quartiere di Tivoli, che ancor oggi conserva il nome di Siciliano, avrebbe avuto al tempo di Dionigi ancora dei Siculi.<\/p>\n<p><strong>La seconda ipotesi<\/strong> \u00e8 fondata su scritti di Tucidide e Dionigi di Alicarnasso, nonch\u00e9 di Stefano di Bisanzio, secondo cui i Siculi sono considerati Liguri, e sarebbe confermata dagli storici moderni che hanno rilevato la presenza di nomi di citt\u00e0 come Erice, Segesta ed Entella in Liguria.<\/p>\n<p><strong>La terza ipotesi<\/strong> si basa su uno scritto di Dionigi di Alicarnasso<strong>\u00ab<\/strong>La citt\u00e0 che domin\u00f2 in terra e per tutto il mare, e che ora abitano i Romani, secondo quanto viene ricordato, dicesi tenessero gli antichissimi barbari Siculi, stirpe indigena; questi occuparono molte altre regioni d\u2019Italia, e lasciarono sino ai nostri giorni documenti non pochi n\u00e8 oscuri, e fra questi alcuni nomi detti Siculi, indicanti le loro antiche abitazioni<strong>\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Ed esaminando i caratteri fisici dei Liguri e dei Siculi, Sergi avrebbe stabilito la loro identit\u00e0: anche da ricordi archeologici risulta esservi stato un simile comune costume funerario; e lo scheletro neolitico di Sgurgola presso Anagni era colorato in rosso come gli scheletri neolitici delle Arene Candide, grotte liguri. Liguri e Siculi sarebbero stati quindi due rami dello stesso ceppo umano, solo che, avendo differenti abitati, sarebbero stati erroneamente considerati come due razze diverse. La teoria \u00e8 quindi che quando si parla di questi <em>antichissimi barbari Siculi<\/em>, primi abitatori della citt\u00e0 che poi fu Roma, si tratti di una popolazione ligure-sicula condotta da <em>Siculo<\/em>.<\/p>\n<p>Troviamo effettivamente riscontro in Filisto di Siracusa che, riportato da Dionigi di Alicarnasso, sostiene che la gente, la quale pass\u00f2 dall\u2019Italia in Sicilia, non era di Siculi, ma di Liguri condotti da Siculo. <u>Servio<\/u> scrive che la citt\u00e0 da lui denominata \u201cLaurolavinia\u201d, composizione delle due, Laurentum e Lavinium, che si fusero, sorse dove gi\u00e0 abitasse <em>Siculos.<\/em><\/p>\n<p>Le teorie sulle origini centro italiche prima, e liguri poi, si incontrano e si sposano perfettamente in questa terza teoria: Dionigi che aveva scritto che i Siculi fossero i pi\u00f9 antichi abitatori della citt\u00e0 che fu Roma, e del territorio latino, narra che i primi aggressori per occupare il loro abitato con lunga guerra furono i cos\u00ec detti <u>Aborigini <\/u>che avevano chiamato in loro aiuto i <u>Pelasgi<\/u>. Questi non riuscirono a sconfiggere totalmente i Liguri-Siculi, i quali per\u00f2, secondo quanto ci riferisce <u>Ellanico Lebio <\/u>in Dionigi, infine, stanchi delle aggressioni o non potendo resistere ad esse, avrebbero lasciato il territorio e sarebbero migrati, passando per l\u2019Italia Meridionale, in Sicilia, che da loro avrebbe preso il nome. Non tutti i Liguri-Siculi avrebbero seguito Siculo in Sicilia e sarebbe per questo motivo che si riscontrano tracce liguri-sicule in tante regioni italiane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1963 fu rinvenuta una lapide scritta in dialetto dorico, la quale, tradotta dall\u2019epigrafista catanese Giacomo Manganaro, rivel\u00f2 essere un trattato di<em>\u201criconoscimento ufficiale dei vincoli di parentela, di amicizia e di ospitalit\u00e0, che legavano i Centuripini con i Lanuvini\u2026 il Senato di Lanuvio riconobbe la fondatezza della richiesta centuripina ed eman\u00f2 il decreto di convalida dei remoti vincoli di parentela fra i due popoli<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il Sindaco di Lanuvio nel 1971 propose al suo omologo di Centuripe di rinnovare l\u2019antico gemellaggio,. Da allora periodicamente il gemellaggio tra le due cittadine viene rinnovato nei mesi di maggio e di settembre, con l\u2019incontro dei massimi rappresentanti dei due comuni.<\/p>\n<p>Tale ritrovamento conferm\u00f2 la tesi di Giuseppe Brex, un autore nato a Centuripe nel 1896 e morto a Lanuvio presso Roma nel 1972, autore di un testo, intitolato proprio <em>Saturnia Tellus <\/em>e stampato a Roma nel 1944: tale tesi stabiliva che il \u201cprimato italico\u201d sia da attribuirsi al popolo dei Siculi<\/p>\n<p><strong>La quarta ipotesi<\/strong> si basa su un\u2019iscrizione, del il faraone Merenptah (1208 a.C.) ricorda la sua vittoria su una prima ondata di invasione, nella quale avrebbe ucciso 6.000 nemici e fatto 9.000 prigionieri. L\u2019attacco venne condotto da una coalizione composta da tre trib\u00f9 Libiche (<em>Libu, Kehek e Mushuash<\/em>) e dai \u201d forestieri del mare\u201d, composti da cinque gruppi (<em>Eqwe\u0161 o Akawa\u0161a, Tere\u0161 o Tur\u0161a, Lukka, \u0160ardana o \u0160erden e \u0160ekele\u0161<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un\u2019iscrizione del tempio di Ramesse III\u00a0a Medinet Habu (<em>Tebe<\/em>) racconta che, circa venti anni pi\u00f9 tardi, Ramesse III dovette respingere una seconda invasione degli Haunebu. I popoli del mare si erano coalizzati questa volta con i Filistei ed erano composti da <em>Peleset, Zeker o Tjeker, \u0160ekele\u0161, Danuna o Denyen, \u0160erden e We\u0161e\u0161<\/em>.<\/p>\n<p>I \u0160ekele\u0161 sono stati messi in relazione con la Sicilia e i Siculi, ma potrebbero identificarsi anche con i Sicani. Sarebbero arrivati nell\u2019isola dopo essere stati respinti in Egitto. Se la teoria che vuole identificare i <em>\u0160ekele\u0161<\/em> con i Siculi fosse corretta, essi avrebbero delle origini pi\u00f9 traverse di quanto si sia mai ipotizzato, e sarebbero giunti in Sicilia dopo essere stati respinti in Egitto. In effetti a dimostrazione di questa tesi c\u2019\u00e8 il fatto che il re siculo <em>Hyblon <\/em>aveva lo stesso nome di una divinit\u00e0 come accedeva spesso in Egitto. Secondo alcuni studiosi i Siculi erano una delle tante trib\u00f9 che popolavano la Sardegna e in seguito giunsero in Sicilia, dove si stanziarono e fondarono delle colonie.<\/p>\n<p>Delle citt\u00e0 abitate dai Siculi ricordiamo:<\/p>\n<p><strong>1) Palik\u00e8, <\/strong>che venne rifondata da Ducezio nel 453 a.C.\u00a0La citt\u00e0 fu fondata sull\u2019altura che domina la pianura dove si trovava l\u2019antico santuario dei Palici, divinit\u00e0 indigene ben presto inserite nel <em>pantheon<\/em> greco. All\u2019et\u00e0 arcaica risalgono le pi\u00f9 antiche strutture che si possono attribuire al santuario dei Palici che viene ricostruito con strutture monumentali, quali portici e sala da banchetto nel V secolo a.C. probabilmente grazie all\u2019iniziativa di Ducezio, capo siculo che avrebbe fissato la sede della sua lega di citt\u00e0 sicule proprio presso il santuario del Palici. Il tempio sarebbe sorto sulle rive mefitiche del laghetto, dove si svolgevano alcuni riti tramite i quali i sacerdoti eseguivano vaticini e ordalie.<\/p>\n<p><strong>2) Pantalica-Hybla<\/strong> la quale sarebbe stata Sicana, poi i Sicani avrebbero lasciato il posto ai Siculi, facendoli fuggire verso la parte meridionale ed occidentale dell\u2019isola, e solo con i Siculi, fra alterne vicende, divenne il pi\u00f9 importante abitato della Sicilia Orientale, la Hybla del Regno siculo di Re Hyblon.<\/p>\n<p>Sono di origine sicula vari toponimi:<br \/>\n\u2013 Messina denominata <em>Zankle<\/em> cio\u00e8 falce;<br \/>\n\u2013 Catania, il cui nome deriva dal siculo <em>Katane<\/em>, che significa \u00ab<em>scorticatoio, grattugia<\/em>\u00bb, dal terreno lavico su cui sorge;<br \/>\n\u2013 Siracusa chiamata <em>S\u00f9raka<\/em>, che indica \u00ababbondanza d\u2019acqua\u00bb per la vicinanza dei fiumi Anapo e Ciane, del torrente Mammajabica e degli acquitrini detti Margi.<\/p>\n<p>Lo studio dell\u2019alimentazione antica si basa in buona parte sui testi e tra questi i pi\u00fa ricchi di notizie sono certamente quelli greci. Quasi tutti gli autori ellenici parlarono di cibi, di banchetti e di vino, argomenti che sembrarono affascinarli ed essi diedero notizie sull\u2019argomento in molti dei loro lavori.<\/p>\n<p>Altri studiosi sempre greci compilarono poi libri che avevano come unico argomento la cucina o i suoi ingredienti e si ha notizia di ben 20 trattati specializzati sull\u2019argomento, tutti purtroppo andati persi, compresa la raffinatissima Edifagetica, opera in versi, di uno dei pi\u00fa grandi gastronomi di tutti i tempi: Archestrato di Gela.<\/p>\n<p>Fortunatamente, tutte queste notizie sugli antichi banchetti non sono completamente scomparse.<br \/>\nAnzi brani riguardanti tale argomento sono le uniche sopravvivenze di molti autori greci.<br \/>\nLa compilazione di quest\u2019opera antologica si deve ad un Greculo \u2013 nome con il quale i Romani indicavano gli immigrati greci \u2013 il quale, abbandonando la natia Naucratis in Egitto, si era trasferito a Roma per divenire il bibliotecario di P.Livio Larense, un ricco patrizio discendente da Varrone e proprietario di una vastissima biblioteca. L\u2019impiego forn\u00ed ad Ateneo (cos\u00ed si chiamava lo studioso) un meraviglioso strumento che gli permise di redigere con amorosa cura la sua colossale opera intitolata\u201dDeipnosophistai<em>\u201d <\/em>(<em>Deipnosofisti o I dotti a banchetto ovvero I filosofi esperti dei misteri della culinaria<\/em>), un trattato diviso in ben quindici libri ed ovviamente dedicato al suo datore di lavoro.<\/p>\n<p>Nell\u2019opera Ateneo racconta ad un amico, Timocrate (<em>secondo il modello classico del Simposio di Platone<\/em>) un banchetto, appunto, in cui uomini dotti si intrattengono in un dialogo in cui dibattono riguardo a un ampio spettro di argomenti. Lusso, dieta, salute, sesso, musica, umorismo e lessicografia greca sono tutti argomenti che vengono trattati, ma il centro del dialogo \u00e8 il cibo, il vino e il divertimento. L\u2019opera \u00e8 inoltre una valida fonte per gli studi riguardanti la sessualit\u00e0 nella Grecia ellenistica.<\/p>\n<p>Senza il lavoro di Ateneo sarebbero andate perdute molte importanti informazioni sul mondo antico e molti autori sarebbero rimasti totalmente sconosciuti, fra cui 62 frammenti (<em>circa 300 versi<\/em>) di Archestrato, un siculo di Gela. \u201c<em>\u1f08\u03c1\u03c7\u03ad\u03c3\u03c4\u03c1\u03b1\u03c4\u03cc\u03c2 \u03c4\u03b5 \u1f41 \u0393\u03b5\u03bb\u1ff7\u03bf\u03c2\u2026Archestrato di Gela<\/em>\u201d, raccolti sotto un unico titolo: Hedyp\u00e0theia (<em>Le delizie della vita<\/em>) e fra i quali viene, ad esempio, riportato<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nei Deipnosofisti troviamo non soltanto notizie dettagliatissime sull\u2019alimentazione e sulla cucina dell\u2019antica Ellade dai tempi di Omero in poi, ma veniamo altres\u00ed informati su quanto veniva servito nei banchetti di tutto o quasi tutto il bacino del Mediterraneo.<\/p>\n<p>N\u00e9 la curiosit\u00e1 degli autori Greci si ferm\u00f2 a quest\u2019area ed alle coste di questo mare: essa si rivolse anche ai popoli pi\u00fa lontani. Megastene ad esempio, uno scrittore greco di epoca ellenistica, descrisse addirittura cosa venisse servito agli Indiani di quei tempi e nel secondo libro della sua Storia dell\u2019India raccont\u00f2 come in quel lontano paese si ponesse accanto ad ognuno dei convitati una bassa tavola individuale con su un certo numero di salse di carne fortemente speziate ed una ciotola d\u2019oro riempita di riso bollito. (ricerca \u2013 credo che ci sia anche qualche rappresentazione figurata: vedere di trovarla). Quindi gi\u00e0 allora l\u2019alimentazione indiana si basava sul curry.<br \/>\nNon era soltanto Megastene per\u00f2 a parlare di popoli lontani.<\/p>\n<p>Le notizie raccolte da Ateneo nei vari testi da lui esaminati riguardavano tutti i popoli esistenti all\u2019epoca. Dalla Spagna giungevano fino all\u2019India: parlavano dei banchetti dei Celti, dei Germani, dei Traci, degli antichi Siriani, dei Persiani, dei Parti, degli Egizi e davano pure notizie sui misteriosi e, per i Greci, scostumatissimi Etruschi. Retori e grammatici alessandrini si ridevano nei loro scritti dei Fenici mangiatori di pesce affumicato, citavano il cumino etiopico, lodavano le mele di Babilonia e, mentre commentavano sfavorevolmente l\u2019immoralit\u00e0 degli uomini veramente un p\u00f3 troppo effeminati di tale citt\u00e0, esaltavano il lusso delle loro tavole. Insomma i banchetti, la cucina, gli orti, i campi, i mari, gli allevamenti e le conserve di tutto il mondo allora conosciuto furono esplorate e commentate dai Greci ed Ateneo, attraverso un\u2019intelligente rilettura dei testi di ogni epoca, riun\u00ed queste notizie nella sua antologia creando un\u2019opera piena di interesse e tuttora di facile e scorrevole lettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel V\u00b0 secolo a.c. l\u2019alimentazione greca si era immensamente arricchita ed era divenuta estremamente variata: la dieta che limitava i pasti all\u2019arrosto ed al pane dei secoli precedenti era integrata da antipasti, pesce, crostacei, molluschi, verdure, insalate, frutta e dolci ai precedenti tempi di Omero.<\/p>\n<p>Ad esempio, Aristofane, parlando dell\u2019antipasto, citava dalle comuni olive in salamoia \u201csode come corpi di vergini\u201d, alle un p\u00f3 sconcertanti cavallette e cicale, che venivano servite dopo averle catturate su un giunco sottile, ed alle cozze, ostriche ed altre conchiglie bivalvi grosse, gustate crude oppure poste ad aprirsi su un letto di braci.<\/p>\n<p>Anche Epicarmo, l\u2019esponente della commedia dorica, elenca una variet\u00e0 sorprendente di frutti di mare \u201c<em>Fu portato un piatto con ogni genere di molluschi: patelle, astaci, crabizi, chichiballi (conchiglia sconosciuta), ascidie, ghiande di mare, murici, ostriche ben serrate \u2013 che non \u00e9 facile aprire mentre mangiarle lo \u00e9 -, cozze, chiocciole di mare, buccine, lunghi e cilindrici cannolicchi, melenidi \u2013 nere conchiglie dalla quale traggono profitto i fanciulli che le raccolgono \u2013 ed infine telline\u2026<\/em>\u201d<br \/>\nI pesci ed i crostacei trionfavano non soltanto sulle mense, ma anche nell\u2019arte figurativa come elementi di decorazione e molte sono le coppe, le urne ed i crateri nei quali essi compaiono<\/p>\n<p>Naturalmente si serviva anche tanta carne, spesso lessata e lasciata cuocere a lungo, dato che, in un\u2019epoca nella quale non si avevano allevamenti speciali, la carne bovina doveva esser piuttosto tigliosa.<\/p>\n<p>on tutte queste portate il banchetto greco diventava una cosa estremamente seria che richiedeva appetiti superumani e molto tempo a propria disposizione. Un\u2019ulteriore idea pu\u00f3 darla un brano del poema intitolato Il banchetto di Filosseno di Citera: \u201c<em>\u2026Due schiavi ben unti ci portarono una tavola, altri ne portarono un\u2019altra ed altri ancora una terza fino a che non ne ebbero empito la stanza. Ai raggi delle lampade appese al soffitto le tavole, cariche di vassoi e di salsiere (ricerca) piene di\u2026\u2026. (manca nel testo) e di tutte quelle invenzioni che rendono piacevole la vita e affascinano lo spirito, risplendevano. Alcuni schiavi posero accanto a noi ceste piene di pane d\u2019orzo bianco come la neve, altri pagnotte di farina di grano. Dopo, per rompere il nostro digiuno, ci passarono non un tegame ma un grandissimo vassoio ben lavorato, un luccicante piatto pieno di bocconi di anguilla da far venir appetito anche ad un dio. Poi arriv\u00f3 un altro recipiente dello stesso tipo ed in esso vi era una razza ben tonda. C\u2019erano poi teglie pi\u00fa piccole: una di pesce smeriglio e l\u2019altra di razza. Un altro piatto saporito era fatto con calamari e seppie dai molli tentacoli. Dopo ci fu un cefalo arrosto: un pesce grande quanto tutta la tavola, appena tolto dal fuoco ed ancora fumante. In seguito calamari infarinati (e fritti) e curvi gamberi ben rosolati. Poi avemmo pani a forma di petali di fiore, panini dolci di fior di farina e focacce coperte di salsa agrodolce pi\u00fa grandi di un tegame. Questo viene da me e da te chiamato l\u2019ombellico del banchetto. Appresso arriv\u00f3 un\u2019enorme fetta di tonno fresco appena pescato tagliato nella parte pi\u00fa spessa della ventresca ed arrostito<\/em>\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Poi il poeta passa alla descrizione delle carni e degli altri piatti che vennero serviti: talmente tanti che il poeta si dice incapace di contarli, ma li elenca l\u2019uno dopo l\u2019altro in un\u2019interminabile lista: interiora; trippa, lombo e coscio di maiale domestico; capretto di latte spaccato in due; braciole, piedini di maiale, costiglie e testina sempre di maiale ed un filetto insaporito col silfio. N\u00e9 si ferma a questo, perch\u00e9 racconta che, quando i vassoi contenenti queste pietanze furono vuotati, ne vennero portati altri contenenti capretti ed agnelli sia bolliti che arrostiti. Poi si offrirono lepri, galletti, pernice calda e colombacci. Pane in abbondanza naturalmente e col pane miele, cagliata e formaggio fresco e tenero.<\/p>\n<p>Dopo che tutti avevano mangiato e bevuto a piacimento si provvedeva a lavar loro le mani, operazione indispensabile alla fine di ogni banchetto, dato che a quei tempi si mangiava con le dita.<\/p>\n<p>Pertanto, quando i Greci, provenienti dalla la maggiore delle isole Cicladi nel mar Egeo, nel 735 a.C., sbarcarono per la prima volta in un punto del litorale ionico, che poi si chiamer\u00e0 Naxos,\u00a0 ed i Corinzi di Archia nel 734 a.C. a Siracusa, trovarono, in tutta la Sicilia orientale i Siculi (mentre nelle Sicilia occidentale, prosperavano i Sicani e gli Elimi), in cui si era sviluppata una cucina autoctona.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che i Greci portarono una civilt\u00e0 superiore, poich\u00e9 introdussero la scrittura, l\u2019arte e l\u2019architettura.<\/p>\n<p>Ma, dal punto di vista delle abitudini alimentari, l\u2019unico dono dei Greci alla Sicilia pu\u00f2 essere circoscritto nel travasamento dell\u2019esperienza sugli innesti della vite vinifera (<em>viti selvagge erano gi\u00e0 presenti nell\u2019Isola<\/em>) e sulla vinificazione.<\/p>\n<p>E\u2019 anche probabile che i Greci abbiano introdotto in Sicilia l\u2019uso di foggiare un notevole numero di tipi di pane, usanza greca dovuta al\u00a0 fatto che ogni citt\u00e0 aveva le sue variet\u00e0 preferite e pare che ne esistessero ben 66, anche se il discorso riguardava\u00a0 soltanto i giorni di festa.<\/p>\n<p>La popolazione indigena dell\u2019Isola aveva gi\u00e0 costruito la grandiosa necropoli di Pantalica, capitale dell\u2019antico regno di Hybla che fra il XIII a l\u2019VIII sec. a.C. fu attivissima e fond\u00f2 Siracusa come suo scalo marittimo.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 nel Megalitico le popolazioni del Siracusano, che avevano popolato Malta a Gozo, avevano dato vita ad una forma di civilt\u00e0 tanto progredita da far scaturire perfino l\u2019unica religione occidentale che si conosca: quella del culto della Dea Madre, raffigurata incinta nelle vivaci statuette in globigerina ritrovate nell\u2019Ipogeo di Hal Safieni a Malta.<\/p>\n<p>Dalla esposizione degli arredi alla radio datazione al carbonio su tutto quanto ci \u00e8 pervenuto da questo grandioso sistema di tombe sotterranee, non per deduzioni, ma per certissime testimonianze oggi possiamo apprendere molte abitudini alimentari di quelle popolazioni che, 9000 anni fa, conferivano quale dono votivo alla Dea Madre il miele frammisto alla ricotta, sicuramente <strong>il primo dolce dell\u2019umanit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>E non dimentichiamo che lo stesso nome di Malta, da \u201cmelita\u201d, significa miele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono quattro ipotesi circa l\u2019origine dei Siculi:<\/p>\n<p><strong>1\u00b0) Origini Centro Italiche<\/strong><br \/>\n<strong>2\u00b0) Origini Liguri<\/strong><br \/>\n<strong>3\u00b0) Origini Liguri-Siculi di Siculo ad Alba Longa<\/strong><br \/>\n<strong>4\u00b0) Origini mediorientali<\/strong><br \/>\n&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1253,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[22],"class_list":["post-1251","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-e-scienza-della-cucina","tag-giorgio-rimmaudo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1251","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1251"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1251\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1257,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1251\/revisions\/1257"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1253"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1251"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1251"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/it_IT\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1251"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}