Questa reinterpretazione della Pastratedda è un eccellente esempio di come la tradizione iblea possa evolvere in una forma contemporanea e gourmet, pur mantenendo l’anima del territorio grazie al Cavolo Vecchio di Rosolini (Presidio Slow Food).
Dalla Tradizione alla Modernità.
La pastratedda classica è tradizionalmente una pasta “stracciata” o grattugiata grossolanamente, simile a dei piccoli grumi di pasta. Con la mia versione ho voluto elevare la struttura del piatto.
L’aggiunta di ricotta ovina e uova trasforma la consistenza, rendendola simile a quella di uno gnocco. La scelta della sfericità regolare e la cottura al vapore nobilitano la presentazione, garantendo una leggerezza che la bollitura tradizionale spesso non permette.
L’inserimento del tofu arrosto è una scelta per inserire un elemento proteico un po audace. Crea un ponte interessante con la sapidità del cavolo e la grassezza della fonduta, offrendo una consistenza “mordente” che contrasta con la morbidezza delle sfere di “Pastratedda”
La cottura del cavolo vecchio di Rosolini in una base di olio, aglio e la successiva frullatura crea una crema setosa che esalta il sapore sulfureo e dolce tipico di questa varietà resistente e antica.
Il pane grattugiato abbrustolito (muddica atturrata)mantiene il legame indissolubile con la cucina povera siciliana, aggiungendo la necessaria parte croccante e aromatica.
La fonduta di Formaggio avvolge le sfere di ricotta e uova, legando la parte vegetale del cavolo con quella latticina dell’impasto.
La pastratedda è un piatto versatile dell’area Iblea:
Versione Rosolinese/Ragusana Tradizionalmente legata ai ciurieddi (le cime di rapa o cavolfiori) o alla zucca gialla e ricotta.


