{"id":1288,"date":"2020-12-26T12:55:19","date_gmt":"2020-12-26T11:55:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/?p=1288"},"modified":"2020-12-26T12:55:19","modified_gmt":"2020-12-26T11:55:19","slug":"la-cucina-piu-antica-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/fr_FR\/2020\/12\/26\/la-cucina-piu-antica-del-mondo\/","title":{"rendered":"La cucina pi\u00f9 antica del mondo"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/fr_FR\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1288?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.giorgiorimmaudo.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><\/div><p><strong>di <a href=\"http:\/\/www.epulae.it\/giornale\/articolo_det.asp?ID=29\">Mario e Giuseppe Liberto<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La cucina siciliana: la pi\u00f9 antica scuola enogastronomica del mondo di Mario e Giuseppe Liberto. La prima scuola al mondo di gastronomia nacque nel terzo secolo a.C. a Siracusa ad opera di Labdaco, la cui opera fu perfezionata da Terpsione, che fond\u00f2 un\u2019accademia culinaria dove si insegnava l\u2019arte di apparecchiare le mense, di servire gli ospiti e di trovare i giusti accostamenti tra cibi e vini. Un altro grande siracusano, Miteco (autore del primo manuale di cucina siciliana), si distinse per avere inventato piatti e ricette raffinatissimi tanto che la sua fama, nel mondo allora conosciuto, era paragonata a quella di Fidia, il famoso scultore del Partenone. Massimo Tirio, raccontando di Miteco dice che: &#8216;.. and\u00f2 gi\u00e0 a Sparta un sofista siracusano, il quale non poteva vantare l&#8217;eleganza del dire di Prodico, n\u00e9 l\u2019eloquenza vana di Uppio n\u00e9 la retorica di Gorgia, n\u00e9 atto era a diffondere l\u2019ingiustizia come Trasimaco; n\u00e9, infine, era versato in alcuna arte liberale. Al contrario, tutta l\u2019arte di questo sofista stava nell&#8217;insegnare ci\u00f2 che i bisogni quotidiani avessero di pi\u00f9 voluttuoso: infatti egli era in grado di preparare con tale squisitezza le vivande che confezionava per i conviti, per mezzo di adeguati condimenti ed in grande variet\u00e0, sapendo da essi trarre quel massimo del gusto che normalmente mai avrebbero potuto dare&#8230;&#8221;. Il racconto di Tirio continua, ed egli ci fa sapere ancora che Miteco fu allontanato dal magistrato della citt\u00e0 con le famose parole \u201cnon prende Sparta alcun allettamento di cibi se non dalla fatica&#8221;, mentre fu accolto da altre citt\u00e0 greche con grande onore. E\u2019 possibile reperire riferimenti sulla gastronomia siciliana in alcuni frammenti del volume \u201cl\u2019Alimentazione della gente sana\u201d del medico agrigentino Acrone; anche un altro medico, Eutidimo, parla di legumi e di conserve. Come si vede, i primi a parlare di gastronomia sono proprio i medici, a dimostrazione del fatto che c\u2019\u00e8 uno stretto rapporto tra l\u2019alimentazione dell\u2019uomo e la sua salute. E\u2019 da ricordare ancora l&#8217;enologo raffinato Sarambos, vero esperto nell&#8217;arte del buon bere . Ma il trionfo della gastronomia siciliana \u00e8 raccontato da Arch\u00e9strato di Gela, 330 anni prima della venuta di Cristo, con la pubblicazione di un trattato, il cui titolo \u00e8 incerto: forse Hedyp\u00e0theia o Gostrologia, della quale &#8211; sempre attraverso Ateneo &#8211; ci giungono una sessantina di frammenti, circa 332 versi. Lo schema seguito da Archestrato &#8211; quasi un &#8216;guida&#8221; alla buona cucina &#8211; \u00e8 quello di fornire, per ogni cibo, la stagione pi\u00f9 adatta per essere consumato, il luogo dove trovare il meglio, e quindi la ricetta pi\u00f9 idonea per ammannirlo. A differenza della opulenza e ricercatezza di preparazioni che intanto si somministravano in Sicilia, Archestrato d\u00e0 un preciso insegnamento ed indirizzo: il cuoco deve esaltare la cucina &#8216;naturale&#8221;, senza quindi adoperare eccessivi untumi e condimenti che snaturerebbero il sapore di base. In questo periodo erano note &#8211; e lodate &#8211; le uova di tonno che si pescavano a Pachino; pregi altissima era la porchetta che si allevava a Siracusa, da cuocere arrosto; salsicce, prosciutti ed insaccati erano cibo dal gusto esaltante; eccellenti i caci di Agrigento; insuperabile il miele ibleo; mentre colombi, oche, passeri, allodole, quaglie, ed ancor pi\u00f9 i beccafichi di Sicilia, erano bocconi tra i pi\u00f9 raffinati. Gusti e sapori codificati i cui principi sono, ancora oggi, alla base della cucina moderna. La sua filosofia si basava sul principio di esaltare la freschezza dei cibi e la naturalezza dei sapori senza alterarli con cotture prolungate, con salse o intingoli troppo piccanti. Non a caso la raffinata cucina francese (rivoluzione parigina della nouvelle cuisine) ha voluto ricordare il Grande Siciliano, padre della gastronomia, intitolandogli un ristorante: l\u2019Archestrate. La civilt\u00e0 del bere e del mangiare nacque, dunque, nelle citt\u00e0 siciliane dove la cucina divent\u00f2 una vera arte. Del tutto singolare era Panfilo, il quale divenne altrettanto noto perch\u00e9, sedendosi a tavola, si esprimeva solo in versi. I ricchi Greci erano soliti mandare i loro cuochi ad apprendere l&#8217;arte della cucina in Sicilia. Questi potevano cos\u00ec dire agli ospiti \u201cHo appreso cosi bene a cucinare in Sicilia che vi far\u00f2 leccare piatti e tegami\u201d. Una tirata d&#8217;orecchie venne per\u00f2 da Platone che aveva messo a punto una dieta virile per il cittadino della sua polis ideale. Egli suggeriva alcuni ingredienti nei suoi cibi: \u201cE&#8217; evidente che essi avranno sale, olio, formaggio, cipolle e verdure che sono cibo dei contadini. Per concludere il pranzo gli serviremo fichi, ceci e fave, arrostiremo sulla brace bacche di mirto e castagne che essi sgranocchieranno bevendo vino con moderazione\u201d. Ai suoi occhi i Siracusani erano rei di mettersi a tavola pi\u00f9 volte al giorno. Non fu meno clemente con gli Agrigentini dei quali soleva dire: \u201cAedificant semper Agrigentini tanquam semper victuri, convivantur tanquam semper morituri .\u201d (costruiscono sempre, come se dovessero vivere in eterno, mangiano sempre, come se dovessero morire il giorno dopo). Epicarpo, siracusano d\u2019adozione e che Stefano da Bisanzio fa nascere a Crasto (Castronovo di Sicilia), nei suoi frammenti dell\u2019opera \u201cLe Nozze di Ebe\u201d, si d\u00e0 notizia \u201c di pesci gustosissimi del mare siracusano, e dell\u2019epoca pi\u00f9 adatta per consumarli\u201d. Descrive ancora una &#8220;zuppa&#8221; con ogni genere di crostacei. Nell\u2019opera \u201cLe Sirene\u201d si compiace sempre di descrizioni gastronomiche e narra che \u201cqueste dolci creature allettavano Ulisse non col canto, ma con acciughe alla brace, porchetta arrosto, polipetti accompagnati da un superbo vinello a colazione; e quindi con grasse triglie, filetti di amia, palombelle e scorfani a cena\u201d. Parlando di gastronomia siciliana, necessariamente dobbiamo fare riferimento agli Eraclidi vissuti nel III secolo a. C., due celebri maestri di culinaria. Di loro riferisce Giulio Polluce. Pare che uno sia stato definito &#8220;dottore dell&#8217;arte della cucina&#8221;. L&#8217;altro fu un affermato scrittore di gastronomia. Nelle sue opere illustra le diverse variet\u00e0 dei pesci ed il miglior modo per prepararli. Cos\u00ec come evidenzia i vari gusti delle uova dei diversi pennuti elogiando, in particolare, quelle di pavone. Fa risaltare un tipo di pane di forma quadrata, che doveva essere mangiato con olio, aceto e cacio, che richiama le nostre muffolette. Ma la cosa pi\u00f9 sorprendente \u00e8 la segnalazione di un certo dolce fatto con miele e semi di sesamo, dalla forma di pube femminile (il mylli o mylloi) che si mangiava in occasione delle feste di Demetra, che ci riporta alla mente il torrone ed anche la pignoccata. Un dolce che viene anche ricordato da Ateneo, il quale cos\u00ec narra: &#8220;Eraclide Siracusano, nell&#8217;opera Thesmoi a Siracusa dice che nei Pantalei, ossia nel giorno conclusivo delle Tesmoforie, le feste in onore di Demetra, si preparavano dolci a forma di pube che in tutta la Sicilia si chiamavano mylloi e che si portavano per le dee\u201d. Nelle citt\u00e0 greche di Sicilia era facile mangiare bene. Tutti i problemi alimentari si risolvevano al thermopolion dove si vendevano piatti pronti di ogni genere: verdure cotte, carni bollite o arrostite, pesci fritti, legumi, formaggi, pane, ecc. Una cucina che si \u00e8 arricchita ed impreziosita attraverso il passaggio di undici dominazioni che, come in un mosaico hanno lasciato un proprio tassello, con l\u2019evidente intento di costruire questo immenso patrimonio gastronomico, vanto delle \u201cterre di Sicilia\u201d. La scoperta delle Americhe ha contribuito in modo eccezionale all\u2019arricchimento di questo patrimonio. L\u2019introduzione di diversi prodotti agricoli ha cambiato la storia del Mediterraneo. Pomodoro, peperoni, patate, e tanto altro ben di Dio che miracolosamente si sono acclimatati, e che arricchiscono il nostro patrimonio vegetale, e, nel contempo, hanno contribuito ad accrescere e completare la nostra cucina. Cucina di mare e cucina rurale. Cucina dei Gattopardi e cucina povera. Cucina dei monasteri e cucina reinventata. Tutto e il contrario di tutto. In sintesi, questa \u00e8 la cucina siciliana. E se con insistenza oggi si inneggia alla \u201ccucina mediterranea\u201d come modello di stile di vita alimentare, bisogna ricordare a tutti che quella cucina fatta di pasta, pane, ortaggi, olio, frutta ecc. la dobbiamo sia ai popoli occidentali che a quelli orientali. Ecco perch\u00e9 possiamo orgogliosamente dire che la nostra cucina \u00e8 il sunto di tanti popoli e, pertanto, internazionale. A noi va riconosciuto il merito di averla mediterraneizzata. Questo \u00e8 il motivo per cui va salvaguardata e divulgata, ruolo che fino ad oggi \u00e8 stato riservato ai cuochi siciliani sparsi in tutti gli emisferi del globo, che costituisco i veri ambasciatori del gusto della millenaria gastronomia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario e Giuseppe Liberto &nbsp; La cucina siciliana: la pi\u00f9 antica scuola enogastronomica del mondo di Mario e Giuseppe Liberto. 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